Courtney, 20 anni, bella come super-model, chiede l’elemosina a Union Square. Parte seconda

Seconda puntata della vita di Courtney, che chiede l’elemosina a Union Square. Oggi è arrivata verso mezzogiorno. La mattinata è gelida, tira vento e la temperatura percepita è, al massimo, di due gradi. Lei indossa dei fuseaux grigi, stivaletti di montone, una felpa rosa con il cappuccio tirato su e un giubbotto di pelle con collo di pelo. Ha le unghie decorate con piccole lune buie. Lo vedo perché non ha guanti, e il colore delle sue mani è bluastro.
“Come va, Courtney’”
“Al solito”
“Ti do due dollari ma, per favore, non li usare per l’eroina”
Alza gli occhi e interrompe quel che sta facendo con meticolosa precisione: contornare con puntini rosa ogni lettera con cui ha scritto il suo messaggio d’aiuto.
“Non uso eroina”. Lo dice puntando gli occhi blu, enormi, verso di me. Ha occhiaie spaventose, da tossica. Ma non è risentita. “Usavo pillole che hanno lo stesso effetto dell’eroina”.
Mi dice il nome, ma non lo capisco.
“Costavano meno dell’eroina?”, chiedo.
“No, di più”
“Hai vent’anni, Courtney. Per favore, trovati un futuro che non sia tossico”. So di dire parole inutili che risuonano alle sue orecchie come il rumore di sottofondo che qui, a Union Square, il traffico ha ininterrottamente.
Lei mi sorride con pietà . Le parti sono rovesciate: io il tossico di normalità , lei l’eccezione.
“Hai mai pensato di fare la modella?”
“Sì. L’ho fatta”. Si alza in piedi per buttare il cartoncino avanzato dal cartello decorato in ogni centimetro quadrato. E’ alta come me. “Quasi sei piedi, senza tacchi”, precisa.
“Che lavori hai fatto?”
“Dopo la scuola volevo diventare criminologa, studiare legge”
“Invece la legge si è occupata di te”. Ride.
“No quello è il mio fidanzato: è dentro”
“E la modella?”
“Quand’ero bambina, ho girato alcuni spot. Poi basta, non ho legami con quel mondo”
Riprendo il mio inutile discorso sul futuro, le dico che alla sua età  si merita una speranza, che le sue coetanee che non hanno avuto la fortuna di nascere belle come lei questa speranza la coltivano, l’accudiscono. E lei, che in più…
Mi prende la mano per salutarmi. Sussurra: “Sono congelata”
E’ vero: il blu della sua pelle è gelo puro, citazione cadaverica. Mi ringrazia, ride anche a una mia battuta sul suo lavoro quotidiano: fare puntini rosa su un cartello d’aiuto. Mi allotano con la mia bici. E lei, Courtney, newyorchese di vent’anni riprende la sua deriva, a Union Square, davanti al mercatino biologico più chic di Manhattan.