Editoriale sull’evasione fiscale (Sette, settembre 2011)

Acari, esseri schifosi, ignobili saprofiti.

Le immagini della campagna del ministero dell’Economia contro l’evasione fiscale sono molto dure. Un bambino — storia vera — guardando giorni fa la pubblicità  su un giornale, s’è spaventato e ha chiesto alla mamma: “Ma davvero avevo uno di quei mostri dentro lo stomaco?” La mamma l’ha rassicurato: “No, tesoro, però uno di quei mostri l’abbiamo sicuramente nel palazzo. Uno che non paga le tasse. Un parassita della società , come lo chiama il ministero”. “E perché non lo beccano?”. “Mah…”

Di tasse non se ne pagano ogni anno per 120 miliardi di euro. A questi vanno aggiunti gli altri 130-150 miliardi di fatturato della criminalità . Una montagna di soldi che, qualora fossimo in grado di recuperare, alleggerirebbe e di molto il peso delle tasse sugli italiani, rimettendo in carreggiata i conti pubblici. La macchina di investigazione dello Stato ha recuperato lo scorso anno (cifra record) ben 25 miliardi di euro di imposte evase. Il resto, cioè la gran parte, è rimasta però nelle tasche dei parassiti: gente che, evadendo, costringe noi tutti a reddito fisso a pagare le tasse anche per loro. Ma come fanno costoro a sfuggire ai controlli? E quali controlli realmente si fanno? Noi di Sette siamo andati a vedere come funziona la macchina investigativa, da noi e negli Usa. Nella speranza di poter dare risposte convincenti ai bambini.