Il matrimonio – editoriale per Sette

Sposarsi è un gesto estremo.
Di estrema fiducia, intendo. Bisogna fidarsi ciecamente del proprio istinto e del proprio ottimismo per rispondere sì a una domanda che dentro di noi risuona corredata, d’abitudine, da altre due parole: “per sempre”. Che cosa c’è “per sempre” oltre all’uranio arricchito? I romantici direbbero che, per esempio, c’è la bellezza di certi sguardi che abbiamo dato o ricevuto.

In un matrimonio i gesti contano più degli sguardi e di tante parole. E ancora di più conta la capacità  che ognuno ha di cedere qualcosa di sé a vantaggio dell’altro. Se questo scambio avviene, le cose funzionano. Se ci si irrigidisce, la coppia scade, come un qualunque yogurt.

Detto questo, le separazioni fioccano egualmente: nessuno sa più fare compromessi con se stesso o con il proprio coniuge? Tutti vanno solo e soltanto dove li porta il cuore? Ogni matrimonio, ogni coppia, ha un suo segreto, spesso inondabile. Ricordo un dialogo con un mio amico, fresco di nozze: “Ma tu credi davvero nel matrimonio?”, gli chiesi.“A me il matrimonio piace moltissimo — rispose — Mi piace talmente che spero di farne almeno due o tre”.

Era una battuta: la loro coppia ha retto e sono pieni di figli. Non usano uranio, non bevono yogurt.