Ksenia Rappoport:”Per i registi sono una rompiballe” – Io Donna

di Giuseppe Di Piazza — 17 ottobre 2014

«Cosa hai indosso?». «Non lo so». E fa una torsione per leggere l’etichetta del maglione grigio che intanto tira con le mani, deformandolo. Una marca occidentale, mass market. «Non so mai che cosa metto. Negli abiti voglio solo sentirmi al sicuro». Ksenia Rappoport, russa di San Pietroburgo, madre di due figlie, quarant’anni che sembrano venti, parla un italiano delizioso, con lievi sonorità  siciliane. «Sarà  perché l’ho imparato girando La sconosciuta con Tornatore…». E scoppia in una risata di gola che risuona nel cortile ancora vuoto del Piccolo Teatro. Sarà  qui in scena con Intrigo e amore diFriedrich Schiller. Recita in russo con sottotitoli. E durante questa intervista consulta spesso una app di traduzione sul suo smartphone.
«Voglio dire esattamente le parole che penso. Non mi piace rispondere con parole così, un po’ semplici». Ksenia è una donna profonda come il suo sguardo: se te lo punta addosso, con quei suoi riflessi da mare d’inverno, credo che non ci sia scampo. Fidatevi.
Sei ancora single?
Sì. Anche se con due figlie non si è single mai.
E sei passionale come un’eroina dello “Sturm und Drang”?
Passionale? Sì. Anche se in questo lavoro Schiller parla dei rapporti sociali prima che d’amore.
Hai vissuto due vite: la prima nell’Unione Sovietica, la seconda nella Russia di Eltsin e ora di Putin. Hai debuttato al cinema nel ’91, mentre al Cremlino ammainavano la bandiera rossa e issavano quella tricolore della Russia. Cosa ricordi di quei giorni?
Niente. Ero con altri 20 ragazzi chiusa dentro alla scuola di recitazione, talmente presa dal teatro che non mi accorsi di niente.
Che ricordi hai dei tuoi anni sovietici?
Quando cresci in una bella famiglia, le cose fuori contano meno. Mio padre è un architetto, mia madre una ingegnere, persone meravigliose… Sì, avevamo pochissime cose, ma forse le apprezzavamo di più.
Più di ora?
Penso alla mia figlia maggiore, ha 19 anni, e penso alle tantissime cose che possiede.
In un’intervista hai confessato che forse le stai un po’ troppo addosso. Cosa dovrebbe comportarsi la mamma di una teenager?
Non c’è una ricetta se non l’amore. Amarli, amarli.
Al festival di Roma, che si svolge in questi giorni, presenti due lavori. Racconta, per favore.
Uno è un corto fatto per Doppia Difesa, l’associazione di Michelle Hunziker e di Giulia Bongiorno nata per tutelare le donne dalle violenze. Il mio partner è Adriano Giannini. L’altro è La foresta di ghiaccio, un film di Claudio Noce. I miei partner sono Domenico Diele, Emir Kusturica e ancora Adriano.
Tu sei un’attrice di teatro con la fisicità  e la bellezza di una star di Hollywood. Seduci l’intero cinema italiano e nel 2008 Marco Muller ti vuole madrina del Festival di Venezia. Reciti in una lingua non tua, e alla tua terza prova, nel 2009, vinci la Coppa Volpi. Ma che attrice sei?
I registi dicono che sono una grande rompiballe. Propongo sempre nuove angolature ai miei personaggi. Tornatore mi sfotteva perché non parlavo bene italiano ma gli suggerivo continuamente qualcosa sul ruolo di Irena.
Farai la regista, lo sento…
Mai! Te lo giuro, non potrei. Serve una grande visione d’insieme e invece io guardo solo dentro di me. Il regista si assume una grande responsabilità  e io non voglio averne.
Non dire sciocchezze: sei una madre, avrai responsabilità  verso di loro per tutta la vita.
Lo so, ma sento troppo il peso della preoccupazione per quel che le mie figlie possono fare, per quel che può capitare. Davvero mi piacerebbe non avere responsabilità .
A dicembre esce Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores, dove tu hai una parte. Dovresti completare la tua collezione di Oscar italiani lavorando anche con Benigni e Sorrentino…
(ride daccapo, nascondendo per pudore il viso dietro una mano da pianista) Magari. Con Gabriele è stato un bellissimo incontro. Lui è un uomo sereno, ha un modo zen di vivere il set, di parlare con noi attori. A lui ho potuto dire che cosa avrei voluto aggiungere al mio personaggio…
Insomma, una “rompiballe” apprezzata…
(ride) È così. Sul set non ci deve mai essere indifferenza.
Le lingue per te sono un problema?
Leggo in russo, parlo questo italiano che senti, e un po’ di francese. Ogni tanto penso di trasferirmi qui per imparare bene, poi rifletto e dico che amo la Russia, amo la mia vita a San Pietroburgo.
Cosa ti piace dell’Italia?
Le persone, il loro modo di fare.
Gli uomini italiani?
Non generalizzo mai. Ogni uomo è una storia a parte.
Hai delle passioni particolari? Chessò: collezionare modellini, allevare topi…
La mia unica passione è leggere.
Dai…
Giuro (e fa un’ultima risata, trafiggendomi con uno sguardo veloce che è insieme mar Baltico, mar Bianco, oceano).