La folla – editoriale per Sette

Che cos’è la folla? Chi compone le masse che in questi giorni hanno osannato il sì principesco di Londra, la morte del re del terrore, la beatificazione di un Papa? Lo chiediamo a Edgar Allan Poe, geniale osservatore di costume, padre del giallo contemporaneo.

“Erano, la maggior parte, uomini dall’aria soddisfatta e pacifica di chi fa professione d’affari e sembravano occupati a null’altro che ad aprirsi un varco tra la ressa. Altri avanzavano inquieti, parlavano tra sé come se fosse proprio quella infinita moltitudine a farli sentir soli con loro stessi”
Tra loro c’erano anche tanti ragazzi…

“Una massa di giovanotti dagli abiti attillati, che io non saprei definire meglio che con la parola impiegatizia. Gli impiegati superiori si davano a conoscere di primo acchito, per i loro ampi abiti scuri”
Tutto qui? Non ha visto le fanciulle di Londra, di Roma, di New York?
“Modeste ragazzette che tornavano a casa dal loro lungo e affaticante lavoro senza gioia, e che si ritraevano, più avvilite che sdegnate, alle occhiate di quegli insolenti di cui era impossibile evitare il contatto”
E gli altri lavoratori?

“Pasticcieri e cascherini e carbonai e spazzacamini e suonatori ambulanti d’organino e operai laceri e lavoratori d’ogni specie, esausti dalla loro fatica…”

C’era un mondo per le strade, la settimana scorsa. Noi dedichiamo alla folla le nostre tre “Didascalie d’autore”: per provare a capire qualcosa in più di noi stessi.

P.S. Le risposte sono tratte dal malinconico racconto The man of the crowd (L’uomo della folla) scritto da Edgar Allan Poe nel 1840.