Le città  – editoriale per Sette

Le città  sono la vera frontiera.

Di qua o di là . Dal lato del futuro o da quello del passato. Ogni sindaco può imprimere una spinta al cambiamento delle abitudini dei propri concittadini, oppure frenare la corsa verso il futuro.

Ha piccoli poteri, un sindaco, ma molto efficaci. Può per esempio decidere se la propria città  deve somigliare a un immondezzaio o a un elegante negozio di fiori. Deve decidere se i comportamenti devastanti per la comunità  (gestione inadeguata delle risorse comuni, cattiva amministrazione) vanno puniti o tollerati. Da queste decisioni, e dalla capacità  di farle rispettare, dipende il nostro destino di cittadini.

Almeno fino a che non eleggeremo il prossimo sindaco. Sul fronte ambientale, tutto ciò è davvero importante. Ho visto quest’estate una capitale del Sud, Palermo, abbandonata a se stessa. Strade preziose, come quelle del lungomare di Mondello, insozzate da ogni genere di piccoli e grandi rifiuti senza che ci fossero spazzini adibiti, durante l’alta stagione, a mantenerlo costantemente pulito.

L’amministrazione comunale aveva disposto un servizio di pulizia, ma del tutto insufficiente. E a due passi da quelle strade ci sono un mare leggendario e una spiaggia caraibica. Come si può maltrattare così un tale gioiello? Ho fatto il caso di Palermo, ma la questione è decisamente generale. Dalle piccole scelte dipendono grandi futuri. E i sindaci non devono dimenticarlo.