Le fiabe di Anderson e le fiabe di Andersen – per il blog “Marilyn” di Corriere.it

Tre Anderson in due giorni, ed è come non sentirli. Ho dedicato più tempo al regista texano che alla lettura: dovrei farmi alcune domande, che per adesso rinvio. The Grand Budapest hotel, Rushmore e Il treno per il Darjeeling, uno di fila all’altro sono come un’immersione nei mari profondi e dolci dell’umanità , con tutta quella vegetazione di sentimenti e sfumature che solo certi abissi hanno. Anderson potrebbe essere il fratello (serio) di Baz Lurman e il cugino (buono) di Tim Burton. La cosa che non quadra, vedendo e rivedendo i suoi film, è che sia texano. Non so immaginarlo con lo Stetson in testa, le briglie sciolte e la cavalcata buttera lungo il confine col New Mexico.
Wes Anderson, 45 anni il primo maggio, è un americano di origini scandinave che ha studiato filosofia con i fratelli Wilson, Owen e Luke, con i quali — tra un Kant e un Aristotele — ha cementato un’amicizia per la vita. Quarto sodale di questa compagnia filosofica made in Texas è Jason Schwartzman, l’ossessivo e geniale protagonista di Rushmore (1998), figlio di Talia Shire, quindi nipote di Francis Ford Coppola e cugino di Nicholas Cage e di Roman e Sofia Coppola. Alla Anderson band si aggiungono due talismani, di cui il regista non si priva mai: Bill Murray e l’italiana Milena Canonero, monumentale autrice di costumi. Canonero ha già  vinto tre Oscar (Barry Lyndon, Momenti di gloria e Marie Antoinette), e la sua presenza — soprattutto in lavori come The Grand Budapest — vale una buona parte del prezzo del biglietto.
Durante la mia personale “maratona Anderson” non ho mai sofferto la sete, né di irrigidimenti muscolari: tutto scorreva liscio ed elegante, con picchi di comicità  e leggere emozioni. Budapest è una favola malinconica sull’avvento del totalitarismo, centrata però su personaggi leggeri di cui non ci si può non innamorare. Rushmore, per chi non lo ricordasse, parla di un talentuoso figlio di un barbiere alle prese con la più difficile delle imprese: conquistare la sua bellissima insegnante nel liceo più chic della zona. Il treno per il Darjeeling è una resa dei conti sentimentale fra tre fratelli, in India per andare a trovare la madre diventata suora.
Ci si può lasciare cullare dal suo modo di raccontare, dai suoi colori pastello, dalle sue musiche, dai suoi dialoghi, dalla sua umanità . I suoi film, lo dico con convinzione dopo la mia maratona, sono come fiabe: le fiabe di Anderson.