Servillo e la paura di contradditorio

“La grande bellezza” è un capolavoro, questo è ormai chiaro
anche a chi l’ha detestato. D’altronde, anche “Otto e mezzo” ha
avuto i suoi detrattori. Così come “Nuovo cinema Paradiso”. Il
pubblico, come i critici di professione, è imprevedibile, e non si
muove su commissione. Ma aver partecipato a un capolavoro — che ha
incassato solo in Italia la bellezza (grande) di sette milioni di
euro — non autorizza nessuno, neanche il magistrale Toni Servillo,
a comportarsi come un qualsiasi intollerante. Prima ha mandato
“affan…” una povera collega di Rainews 24 che aveva osato
pronunciare la parola “critiche”, oggi nell’intervista a Repubblica
insiste, chiedendo perché i giornali hanno “questa mania di cercare
sempre le polemiche, anche fasulle”. In quota parte Servillo ha
ragione: il sistema dell’informazione (mondiale) tende a montare
polemiche spesso inconsistenti. Ma nella fattispecie, dire che a
qualcuno (non pochissimi) il film di Sorrentino (un capolavoro, lo
ripeto) non sia piaciuto, non è una polemica fasulla. E’ cronaca.
Niente di più, niente di meno. La cronaca si può mandare
“affan…”, non c’è dubbio. Ma a un attore bravo e carismatico come
Toni Servillo si può lecitamente chiedere di vincere la paura: se
non quella degli aerei, almeno quella del contraddittorio.