di GIUSEPPE DI PIAZZA – per Sette del Corriere della Sera –
A dodici anni ho scattato la mia prima foto. Un elefante, allo zoo di Roma. Appariva maestoso, monumentale, a me bambino che vedeva per la prima volta la Capitale, nel sole di settembre. Dopo tre anni sperimentai la camera oscura, gli acidi di sviluppo, la lampada rossa che non bruciava la carta ai sali d’argento. Che emozioni! E che puzza sulle mani! A ventun anni cominciai però a fare il giornalista, il mestiere della mia vita. L’ho fatto e lo faccio ancora, senza per questo aver messo da parte la macchina fotografica, che fosse una Nikon d’allora o l’ultima Leica che ancora oggi mi porto dietro. Posso quindi dire, adesso che di anni ne sono passati decine, che la fotografia è stata il mio primo linguaggio. E che riguardando i ritratti scattati in questi decenni (in mostra ai Musei di San Salvatore in Lauro, a Roma, fino al 15 febbraio 2026), vedo in qualche modo la mia autobiografia. Una autobiografia scritta attraverso i volti degli altri, attraverso gli sguardi che ho colto durante incontri strabilianti, divertenti, unici, che ho avuto la fortuna di fare.

Ripenso, guardando le foto pubblicate sul mio libro “Notebook”, ad alcuni momenti di questi 45 anni. Alle lacrime che Dario Fo non riuscì a trattenere parlando di Franca Rame, la sua Franca, appena scomparsa. O alla paura condivisa con Elio Fiorucci, insieme in volo su un elicottero, con un pilota che si divertiva a terrorizzarci andando in picchiata dentro il Gran Canyon. Oppure alla malinconia di Ornella Vanoni, che colsi in un momento molto privato, o allo sberleffo di Paolo Villaggio rivolto anche ai suoi ottant’anni che s’apprestava a compiere.

C’è una grande carrellata di donne e uomini in questo mio “Notebook”: persone che ho solo sfiorato, altre che sono diventate amicizie per la vita. Potrei dire che ho voluto rendere omaggio alle mie vite nelle mie tre città: Palermo, con il giornale L’Ora; Roma con Reporter, il Messaggero e il Corriere della Sera; e Milano, la mia amatissima Milano, con Max e Sette. Anni bellissimi, persone bellissime con cui ho condiviso emozioni, speranze o solo un caffè, uno scatto e una risata. Un vero privilegio.