E adesso i militanti M5S, che hanno in Grillo e Casaleggio i loro guru, minacciano pallottole contro chi si permette di criticarli. Beppe Severgnini, firma di punta del Corriere, stimato commentatore di Economist e Time, è stato bersaglio di alcuni post anonimi accolti (e lasciati on line) sul blog di Grillo. In uno di questi, un militante — tale “andrea f. 26.04.13 12:30” — ha scritto, riferito a Beppe Severgnini: “Non vale nemmeno il prezzo del colpo che meriterebbe ampiamente di ricevere in mezzo agli occhi”. La colpa di Severgnini? Aver esposto in tv (Ballarò, Otto e mezzo) i dubbi sulla politica dei Cinque stelle.
Una politica che ha portato M5S in Parlamento quando invece poteva perfettamente restare un movimento extraparlamentare, dedito all’insulto e all’imprecazione. Invece ha voluto partecipare — con gran successo — alla corsa elettorale. E questa è stata senza dubbio una scelta positiva. Ora però questo movimento, divenuto parlamentare, deve accettare le regole della democrazia e rispettare i confini del codice penale. Non so se questo a Grillo e a Casaleggio è chiaro, ma dovrebbe esserlo in maniera lampante.
La storia del prezzo della pallottola ha comunque un precedente famigerato, nel Corno d’Africa. Durante la sanguinosa repressione in Etiopia, voluta dal dittatore filo-sovietico Menghistu, alle famiglie degli oppositori assassinati il regime presentava il conto, solitamente un paio di dollari: il costo delle pallottole usate dai governativi per fucilare i dissenzienti. Qualcuno lo dica a Grillo, per favore.