Colpita una scuola ONU, Netanyahu ora fermati

E’ un lutto profondo, che scolora nel nero della disperazione: leggere che una cannonata israeliana ha centrato una scuola delle Nazioni Unite a Jabaliya, nella striscia di Gaza, facendo strage di bambini è una di quelle notizie che porta a chiudere gli occhi.

Non voglio sapere. Non voglio credere. Dal Palazzo dell’Onu, a New York, la comunità  internazionale prova ad alzare la voce e il risultato sembra più che altro un modesto sputacchio. «Nulla è più vergognoso che attaccare dei bambini mentre dormono», ha detto il segretario Ban Ki-Moon. Poi è andato a nanna. Il mondo non ha la forza di fermare l’assurda violenza cui stiamo assistendo. Lo dico con chiarezza: non si può mai e poi mai stare con Hamas, un’organizzazione terrorista che — democraticamente scelta dai palestinesi della striscia — li rappresenta e li spinge a eseguire la loro missione, cioè tentare di distruggere Israele e gli israeliani. No, non si può mai stare con Hamas. Ma quando un’ogiva di Israele centra (per errore, non ho dubbi) una scuola zeppa di bambini, aggiungendo piccoli corpi innocenti a quelli già  allineati davanti a bare corte, di legno, la mia rabbia sale, diventando lutto livido. Israele ha ragione a voler chiudere i tunnel dai quali i terroristi si infiltrano nel loro territorio per compiere azioni di guerra. Ma Israele non ha ragione quando spara (male) tra la popolazione inerme. I palestinesi di Gaza sono usati psicologicamente e fisicamente da Hamas come scudi umani.

I guerriglieri si nascondo tra i civili, con una tecnica già  sperimentata in Occidente e in Oriente. Niente di nuovo. Ma un popolo civile, colto, quale quello israeliano è, non deve mai e poi mai sparare sugli scudi umani. Il governo Netanyahu sta facendo un grande errore: rischia, distruggendo piccole vite, di perdere ogni ragione. La grande storia degli ebrei non lo merita. Si fermi da solo, Netanyahu, imponendo a sé e agli altri una tregua, visto che gli organismi internazionali sono ormai pallidi fantasmi.