Pubblico uno scritto del grande fotografo Ferdinando Scianna, che mi è giunto questa mattina, sulla morte di Claude Ambroise. E pubblico una foto di Scianna che ritrae Ambroise e Sciascia, insieme a Parigi (1981).
Non ho la consolazione della fede.
A dire il vero non credo affatto che la fede possa dare consolazione alcuna di fronte alla morte.
Non penso affatto che la morte sia un mistero e non ho nessuna paura della mia morte.
E’ la vita il grande mistero : la morte ne fa parte, naturalmente, inscindibilmente. Non è concepibile la vita senza la morte.
La sola idea di vita eterna mi terrorizza.
Davanti alla morte di una persona cara quello che piangiamo, il lutto che ci assale riguarda la morte della parte di noi che era dentro la coscienza della persona cara morta, dell’amico, del suo affetto.
L’amico, lui, la persona cara continua a vivere dentro di noi
Nel 1995, nel giardino di questa casa di Sonvico, io, Claude, Giulio Redaelli, Franco Sciardelli e Gaetano Tranchino, in un pomeriggio felice, ci siamo fatti fotografare insieme.
Cinque persone unite dalla comune amicizia con Leonardo Sciascia e da un grande affetto l’uno per l’altro.
Giulio se ne è andato, oggi se ne è andato Claude.
Uso con molta circospezione la parola amicizia. Più rara e preziosa dell’amore, io credo.
L’amicizia è lo scambio delle chiavi delle rispettive cittadelle individuali, è l’acquisizione del reciproco diritto di utilizzare, ciascuno dell’altro, gli occhi, la mente e il cuore.
Senza alcuna gerarchia, nè reticenza.
Questo era il tipo di amicizia che ci ha regalato Claude.
Si può considerare un amico ancora di più che un fratello e nello stesso tempo un maestro?
Si può. E’ quello che io pensavo e penso di Claude.
E’ quello che pensavano molti dei suoi allievi che all’ammirazione per il maestro aggiungevano l’affetto per l’amico.
E’ stato un costante punto di riferimento per la mia vita come per il lavoro. Certi suoi scritti hanno saputo sottilmente penetrare nel mio labirinto chiarendone e rivelandone alcuni aspetti persino a me stesso.
Dote speciale del grande critico.
E’ quello che di lui pensava Leonardo Sciascia, che lo aveva definito : il mio critico.
Era intelligente fino all’irritazione. Persona non facile, certo, come tutte le persone di eccezionale qualità .
E’ stata di gran lunga la persona al mondo con la quale preferivo litigare.
Devo dire che lo abbiamo fatto quasi ogni volta che ci siamo incontrati.
Con allegro furore. Con incontaminato affetto.
Sento con sgomento e con strazio che nessuno potrà mai sostituirlo.
Ferdinando Scianna