I miei figli, il loro futuro – editoriale per Style Piccoli

I figli ristabiliscono lo zero termico della nostra vita. L’adolescenza ha una temperatura, la prima età  adulta un’altra. Poi arriva il primo di loro, e tutto ricomincia per noi da un nuovo zero. Alle mie amiche e ai miei amici, soprattutto a chi non è ancora genitore, dico sempre che non ho mai provato emozione più grande, nella vita, di veder nascere i nostri tre figli. Sono un padre da sala parto chirurgica, ho assistito a tutto, ho condiviso il più possibile tutto.

Ora li vedo grandi, adolescenti un po’ più alti di me, che mi chiedono cosa ne penso di Milan Kundera, che cosa c’entri il bunga-bunga con l’Italia del Risorgimento e della Resistenza, perché mai non ci sono più gruppi come i Pink Floyd, perché il mister Ranieri tiene in panchina un genio come Ménez. Mi chiedono di tutto, discutiamo di tutto. Capisco che nel rapporto con loro, con l’incarnazione di futuro che rappresentano, c’è la scommessa dei nostri annia venire. Io e mia moglie, che è americana, vorremmo fare di loro cittadini del mondo abituati al principio di eguaglianza: a casa nostra si ragiona in un’unica lingua, quella del laicismo e della tolleranza. Del rispetto per chi è diverso da noi, per scelta o per nascita. Ci stiamo provando, non è facile in un’Italia come quella in cui viviamo, fondata su molti successi di rapina, sulla sopraffazione mediatica, sulle urla televisive che ottundono i pensieri. Forse studieranno all’estero, forse no. So che cercheranno una strada che non avrà  scorciatoie. E di questo sono già  fiero.