Ho visto un film drammatico sulla vita della borghesia italiana.
Ho visto un film caustico sulle fragilità della finanza italiana.
Ho visto un film sentimental-mucciniano sui conflitti tra genitori e figli.
In realtà ho visto un film sulle assicurazioni.
Il fatto che l’autore, Paolo Virzì, abbia voluto ambientare il suo “capitale umano” in un paese immaginario della Brianza è probabilmente dovuto al fatto che lì le classi di merito del bonus-malus sono tra le più sconvenienti d’Italia. Solo così si spiega la trasposizione lombarda del romanzo americano da cui è tratto il lungometraggio: la Brianza, infatti, è solo un accidente nella narrazione perfetta dei fatti, proposti dai diversi angoli di osservazione dei protagonisti, che avrebbero potuto vivere in Veneto come in New Jersey.
Allora vediamoli, questi protagonisti.
Fabrizio Bentivoglio è un personaggio fastidioso e gretto figlio della grande tradizione filmica italiana (Sordi, innanzi tutto). Pizzo, capelli e occhiali lo rendono a prima vista ripugnante, i suoi modi (“Sei un grande!”, detto in modo servile a chiunque) confermano l’impressione. Al contrario, la sua compagna, un’aggraziata Valeria Golino, rappresenta lo sguardo tenero e materno sull’intera storia: il suo livello di innocenza è totale. Bentivoglio, che venducchia case e vorrebbe arricchirsi, ha il merito di aver messo al mondo Serena (Matilde Gioli), una piccola e passionale Angelina Jolie che riesce a prendere il cuore di un sellerone figlio dei ricchi del paese, due attori sontuosi: Fabrizio Gifuni, rapace finanziere, e sua moglie, una meravigliosa Valeria Bruni Tedeschi, ex attrice finita per amore nella prigione dorata brianzola (non pensate a Veronica Lario, please), una donna dolce, sconfitta e involontariamente seduttiva, che chiede ininterrottamente scusa.
L’intreccio tra le due famiglie è destinato a finir male, ma non malissimo. Niente di scespiriano, zero coltelli, zero faide, ma bonus-malus sì. Più malus che bonus, con una specie di lieto fine non atteso.
In ogni caso un film scritto molto bene, girato molto bene, con attori guidati molto bene, che non riesce però a rapire il cuore. Il cervello, sì. Ma quello, si sa, è l’organo più sopravvalutato. Anche tra i brianzoli.

