In Puglia viene creato un fumetto bimestrale che si chiama “Lady Mafia”. La storia è questa: una ragazza, la cui famiglia è stata sterminata dalle cosche, per vendicarsi si infiltra nella mafia e comincia a far fuori picciotti e boss. Un po’ spaccona, come storia, ma è pur sempre un fumetto. Succede però che l’associazione Libera (sezione locale) si inalbera e chiede di bloccare il fumetto perché sfrutta la parola “mafia” per veicolare valori non educativi (la vendetta). Si accoda nella richiesta un deputato pd della commissione antimafia, Davide Mattiello.
Mi sembra che un po’ si sia persa la misura. Applicando questo metro di giudizio andrebbero bloccati gran parte dei western, quasi tutti i noir, i libri di Mario Puzo, quelli di Don Winslow, i film di Tarantino, la Piovra, Squadra Antimafia, etc. Insomma, si dovrebbe pubblicare solo ciò che eleva lo spirito, come in una variante buonista di “1984”.
Altro è il problema, ed è molto più serio, se invece pensiamo allo sfruttamento commerciale che in Spagna e in Italia si fa intorno alla parola mafia. Nella penisola iberica è stata aperta una catena di ristoranti che si chiama proprio “La Mafia”. Lo slogan è “la mafia crea lavoro”. La sede è a Saragozza, con filiali ovunque, e — come ha ben raccontato Attilio Bolzoni su La Repubblica — la sua è una marcia trionfale a suon di spot che evocano don Vito Corleone. Casi analoghi esistono anche in Italia: per esempio, quei carrozzoni da fiera che si chiamano “Il Padrino” (marchio: la faccia di Marlon Brando) che vendono dolci siciliani, biscotti tipici, sfincionelli.
Le vicende — da un lato il fumetto vendicativo, dall’altro i ristoranti spagnoli e i carrozzoni italiani — sono com’è evidente ben diversi. Il primo è puro genere noir/fiction non apologetico (la ragazza fa fuori i boss, facendosi giustizia da sé: un po’ Bruce Willis, un po’ Steven Seagal); il secondo è veicolazione — pericolosissima — di valori (la mafia dà lavoro, la mafia fa ottimi dolci).
Credo che Libera e la commissione antimafia dovrebbero saper distinguere. Almeno spero.