di GIUSEPPE DI PIAZZA per il Corriere della Sera –
Quattro assedi a polizia e carabinieri in meno di un mese. Agenti circondati, colpiti con spray al peperoncino, alcuni di loro costretti a estrarre le pistole per rompere la morsa degli assedianti. E’ accaduto fino all’altra sera al Quarticciolo – tra Prenestina e Casilina – quartiere di frontiera in mano alle gang di spacciatori d’importazione. Gli stessi poliziotti aggrediti riferiscono scene che sembrano tratte da film d’azione americani: la banda che, a un segnale, s’avvicina alla pattuglia, la circonda, pretende la liberazione del giovane spacciatore fermato, le urla, le minacce. E un grido che ricorre, indirizzato alle forze dell’ordine: “Andate via, questa è zona nostra!”
Nostra di chi? Nostra della narcomafia? Nostra perché sfuggita completamente all’ordinamento democratico? Strade dove il codice penale è sospeso? A leggere le cronache di questi assedi, di questi attacchi temerari a poliziotti e carabinieri, si direbbe che è proprio così. Una zona terribilmente extraterritoriale.
Conseguenza di tutto ciò, oltre che l’evidente smacco per la giustizia, è la paura imposta a chi onestamente vive la propria vita in quelle strade.
E’ quindi giunto il momento di riaffermare, in difesa proprio dei cittadini, che la legge al Quarticciolo c’è, e va rispettata. Il come farla osservare è questione di cui dovrà occuparsi il prefetto, massima autorità locale per l’ordine pubblico. Esistono strumenti nuovi, anche se per certi versi spuntati (come il decreto Caivano), ed esistono vecchi strumenti, primo fra tutti il controllo del territorio.
Dopo le bombe mafiose del ’92 che uccisero Falcone e Borsellino, lo Stato avviò la propria risalita mandando a Palermo migliaia di soldati in un’operazione-simbolo chiamata Vespri Siciliani. Vennero dislocati uomini in divisa lungo le strade, a presidiarle, non ad agire. Non si trattava di fare la guerra (i compiti repressivi rimanevano alle forze di polizia) ma si trattava di dire ai palermitani, in modo visivo, tangibile, “noi ci siamo, lo Stato non vi abbandona”. Un messaggio chiaro, che diede fiducia a una città colpita duramente dal terrorismo mafioso, dallo strapotere delle cosche.
Fatte le debite proporzioni, è adesso necessario per il bene della città che Roma trovi la forza e il sistema per dire: il Quarticciolo non è degli spacciatori; il Quarticciolo è dei romani. Così come è dei cittadini, e assoggettato alla legge, ogni altro angolo della nostra città, del nostro Paese. Non è tollerabile l’extraterritorialità penale: non ci possono essere zone franche dove gli sceriffi sono spacciatori. Ne va dei principi stessi di civile convivenza e di legalità. Principi sui quali né destra né sinistra possono derogare.