Al Sud, lo ricordo bene, la sveglia che chiama uomini e donne all’azione, a uscire di casa, a mobilitarsi, non è il frastuono di un allarme, lo squillo di una tromba, il richiamo vociante della moltitudine, no: è il rintocco delle campane a morto. L’omicidio in un certo Sud risveglia, stordisce e insieme risveglia. E più ancora le stragi, il dolore sordo che riduce al silenzio anche la rabbia più grande… E’ stato così, c’è voluto il sacrificio — suole dirsi. Purtroppo.
Guardate ora lo sguardo severo e fiero che ha la ragazza in copertina. Ha 28 anni, ne aveva dieci quando la ‘ndrangheta gli uccise suo padre, un grande magistrato che si chiamava Antonino Scopelliti, colpevole d’aver detto no a Cosa Nostra e sì allo Stato. Questa ragazza è cresciuta con le campane che rintoccano dentro, senza sosta. Ha voglia di dire, di raccontare chi era suo papà , che insegnamento ha lasciato. E’ una delle mille, diecimila, centomila giovani persone che in questo martoriato Sud stanno dando un senso alla parola futuro. Noi oggi raccontiamo le loro storie, le loro battaglie quotidiane lontane dai riflettori della prima serata. Un nostro piccolo omaggio a chi combatte in silenzio per rendere migliore il Paese. Per ridurre al silenzio quelle campane.
12 novembre 2009