Papa Francesco chiede in ginocchio ai mafiosi di convertirsi. Lo aveva già fatto Giovanni Paolo II. Ma entrambi i pontefici trascurano il particolare che i mafiosi, da quando la mafia esiste, ritengono di essere pienamente cattolici e devoti. Il giuramento di Cosa Nostra è intriso di falsa sacralità (santini etc), così come quello della ‘ndrangheta con i suoi riti da teatro esoterico e tragico. Per non dire che la “cupola” di Cosa nostra ebbe a un certo punto, durante la terribile seconda guerra di mafia, un capo — Michele Greco — che si faceva chiamare Il Papa.
Nessun capomafia, una volta arrestato, s’è professato ateo o miscredente. Tutti sono devotissimi, da che mafia è mafia. Anche se poi, nel corso delle loro opere, ordinano omicidi, stragi, persino l’eliminazione di sacerdoti o lo scioglimento nell’acido di bambini.
La religione cattolica, nella storia del Sud — dove mafia, ndrangheta e camorra sono nate e hanno proliferato — ha sempre avuto un uso “elastico”. Questo è il problema. Nostro, antico problema.

