La vicenda fiscale di Dolce e Gabbana è la punta visibile di un iceberg contro cui la nostra nazione si sta infrangendo. L’Agenzia delle Entrate chiede ai due stilisti di pagare tasse per oltre 500 milioni di euro su una transazione di 360 milioni. Per due volte i tribunali penali hanno dato torto all’Agenzia delle Entrate e ragione agli stilisti. Ma questo, per la giustizia fiscale, non conta. Il procedimento amministrativo va infatti avanti. A questo si deve aggiungere una condanna in primo grado per un’altra società , la Gado, di proprietà dei due stilisti, accusata di “esterovestizione”: cioè, aver fatto finta di essere società estera per non pagare le tasse. Lì ci sarà un secondo e terzo grado, poi si vedrà .
Leggendo la lettera pubblicata da D&G questa mattina sul Corriere, la cosa che più mi ha colpito è la notazione, più volta ripetuta, che l’Agenzia delle Entrate chiede loro tasse su guadagni mai percepiti. Ho riflettuto e mi è venuto in mente, in microscopica scala rispetto a loro, un caso a me vicino.
Il caso riguarda mia madre, che ha 82 anni, titolare di una pensione e usufruttuaria di un appartamento che l’ha sempre aiutata a tirare avanti. Questo appartamento lo scorso anno è stato occupato da una società che per dieci mesi non ha pagato l’affitto. Dopo una battaglia legale, siamo riusciti a sfrattarli. Ovviamente la società è andata via senza pagare ciò che doveva. Tant’è che un avvocato si sta occupando daccapo di loro. Ma a questo punto entra in scena il Fisco che chiede a mia madre di pagare le tasse come se avesse percepito l’affitto per i dieci mesi. Facile capire l’entità del doppio danno da lei subito: niente affitto e per di più deve sborsare i soldi per l’Agenzia delle Entrate. E’ la legge, ci ha spiegato il nostro commercialista.
Una legge che contiene un’ipocrisia: vessare i cittadini trasparenti senza però disturbare i mascalzoni sommersi.
Circa un mese fa sono stati pubblicati gli “studi di settore” dei lavoratori autonomi, cioè i loro guadagni medi dichiarati al Fisco. Dagli albergatori ai gioiellieri, dagli avvocati agli idraulici, loro dichiarano di guadagnare mediamente meno della media degli impiegati italiani (20 mila euro lordi all’anno). Un’offesa al buonsenso. Un’offesa ipocrita che invoglia le persone perbene a diffidare sempre più di uno Stato che non rispetta i principi di eguaglianza. Continuando così, la collisione con l’iceberg è certa. Poi avremo voglia di gridare alla Vandea.