Nola Kellergan è la figlia di Laura Palmer

Nola Kellergan è figlia di Laura Palmer, ed è l’unica grande testimonianza lasciata dall’eroina di Twin Peaks prima di finire i suoi giorni nell’immaginario rarefatto di David Lynch. L’Aurora di Joel Dicker, la cittadina del New England dove è ambientato “La verità  sul caso Harry Quebert” (Bompiani, 779 pagine) è infatti Twin Peaks, ma è anche Peyton Place. Ad Aurora non ci sono innocenti, ad eccezione del giovane narratore, Marcus Goldman, una specie di essere mitologico metà  Bret Easton Ellis e metà  Jay McInerney, però senza i geni alcolici e lisergici dei due: ha meno di trent’anni, sa osservare, ha passione, scrive romanzi di immenso successo, non fa troppi spropositi. Toccherà  a lui scoprire quanto Aurora sia Twin Peaks.
La vittima, la quindicenne bellissima Nola, ricorda a sua volta non solo l’imbattibile candore di Lolita ma anche la dolcezza con cui Linda Blair fa sfoggio di glottolalia nella parte finale dell’Esorcista. Nola è un abisso di dolcezza e di paura. Alla fine ci si innamora della sua generosità , e anche di quella di Harry Quebert. Un po’ meno del raziocinio vagabondo di Marcus Goldman.
Una mia amica mi ha detto, presentandomi il libro: “E’ la storia di un giovane scrittore con la crisi della pagina bianca che alla fine, però, di pagine ne scrive 779. Pensa se non avesse avuto la crisi”. Sintesi vera e un po’ ingiusta. Il libro di Joel Dicker è invece magnifico, pieno di spunti, e si poggia su un’impalcatura narrativa complessa e sorprendente (i salti avanti e indietro nel tempo, la bontà  e la cattiveria che si alternano dentro ogni personaggio). E’ scritto in modo piano e forse solo così si reggono le 779 pagine di esame della realtà , affrontato dal personaggio Marcus Goldman. Ottime le figure secondarie del miliardario Stern e del suo autista Luther: sembrano saltare fuori da un vecchio Chandler. Notevole anche l’avvocato a cui l’autore ha voluto affibbiare il cognome Roth.
Concludendo, di svizzero, in questa storia, oltre all’autore, c’è solo la precisione con cui si svolge la trama: a ogni pagina si sente il ticchettio dei fatti, senza sovrastrutture. Bravo Joel Dicker, e brava Elisabetta Sgarbi ad averlo portato in Italia prima ancora che un editore Usa lo facesse uscire negli States, dove tutto avviene. La verità  sul caso Harry Quebert, è che stavolta gli americani sono stati più lenti di noi.