Siamo sudditi di una eros-crazia, forma di governo dove il corpo, e il desiderio del corpo, sono legge. Viviamo cioè di immagini proiettate fuori e dentro di noi, di continue allusioni al sesso, di inviti e speranze, di forme esposte e segnali equivoci. Più che sudditi, siamo schiavi della società eros-cratica.
Poteva andarci peggio: magari una vecchia e sanguinaria dittatura stile Sudamerica anni Settanta. Ma poteva anche andare meglio, con un po’ meno di volgarità e un po’ più di amore. Invece vince il sedere esposto in tivvù, il corpo a disposizione, la sensazione che l’eros da supermercato sia l’unico dio, tutto intorno a noi. Pochi istanti prima di tirarsi un colpo di rivoltella il poeta russo Vladimir Majakovski scrisse: “La barca dell’amore si è spezzata contro il quotidiano”.
La frase andrebbe aggiornata: si è spezzata contro la televisione. La cronaca ci parla di ragazze massacrate da uomini che credono di poterle avere sempre a disposizione. Menti deviate che male interpretano i segnali diffusi, trasformando la vita in horror. Ma il sesso non può essere crimine, né appropriazione indebita. Il sesso, in una società talmente liberata da sembrare libertina (escort, magnaccia, trans, volgarità in ogni dove…), dovrebbe invece trovare misura. Diventare argomento di poesia.
La giovane scrittrice Melissa P., che vedete in copertina, una ragazza da tre milioni di copie vendute, descrive un sesso crudo, letterario e poetico, totale forse, ma mai televisivo. E’ lei l’anti-velina, l’anti-schedina, l’anti-letterina, con tutto l’affetto per le ragazze della tivvù. Bentornata Melissa.
7 ottobre 2010