di GIUSEPPE DI PIAZZA
Sali su un autobus, guardi le donne a bordo, e cerchi di calcolare quante di loro abbiano letto le Cinquanta sfumature. Un secondo dopo, immagini che alcune stiano sognando di essere legate. Cacci il pensiero dalla testa, ti concentri sull’obliterazione del biglietto, che – riflettendo – è pur sempre una forma sottile di sadismo. Una ragazza che ha trovato posto a sedere tira fuori dalla borsa un libro lucido, con una collana di perle in copertina. Sbirci il titolo: “Diario di una sottomessa”. Vorresti tirare il freno d’emergenza. Che cosa sta succedendo nel nostro Paese? Allora scendi (alla tua fermata, non sei un tipo da sottomissione al caso) e vai dritto in libreria. Guardi i tre mostri sacri allineati sul tavolo all’ingresso: sfumature di grigio, rosso, nero – padroni/dominanti assoluti delle classifiche – e nella stessa area ritrovi il Diario di una sottomessa (Bompiani, 336 pagine, 15 euro). Il sottotitolo in copertina promette bene: “La storia vera di un risveglio sessuale”. Allora investi proprio su quest’ultimo, come altri trentacinquemila italiani che nelle prime due settimane l’hanno comprato, trasformandolo in un piccolo caso.
Ti prepari a una raffica di insopportabili “Wow!”, come nelle sfumature, e invece no, il tono dell’autrice – Sophie Morgan, pseudonimo di una giovane giornalista inglese, omonima di una modella handicappata – è un tono disteso, diaristico, molto autentico. Capisci presto che questo libro sta alle sfumature come una partita giocata sull’erba sta alla Playstation. Incoraggiante: almeno non ci sarà un tipo alla Grey, che se anche lo cercate per una vita, su questo pianeta non esiste. I maschi di Sophie sono invece tutti credibili. Addirittura ordinari. Un po’ come l’avvocato di Secretary, che comunque, per non sbagliare, si chiamava Grey pure lui. Gli uomini della sottomessa sono persone qualunque, perversi sì ma con vite normalissime. Lei prova a mettere le mani avanti già a pagina 11: “La prima cosa da dire è che non sono una pervertita. Be’, non più di chiunque altro”. Menzogna. Lei lo è molto di più di tanta gente che conoscete, escludendo dal conto le signore su quell’autobus, su cui nessuno potrebbe mettere la mano sul fuoco. Comunque decidete di crederle. E vi affidate al suo racconto.
Dall’iniziazione ai giorni nostri, il percorso di Sophie sembra una gioiosa Via Crucis. Dolore e piacere segnano tutte le stazioni. Si comincia con un incontro casuale con un giovane americano, il quale intuisce che la ragazza inglese ha tanta voglia di soffrire. Così la colpisce sui glutei nudi con una spazzola, una, due, dieci, venti volte, recando un grande godimento a lei e, allo stesso tempo, un involontario omaggio a un’altra regina delle classifiche, Melissa P. (Cento colpi di spazzola prima di venire).
Il percorso di Sophie, che anche nel romanzo fa la giornalista, è disseminato di incontri e di piacevolissime sofferenze sulle quali riflette. Pagina 98: “Una volta ho letto da qualche parte che la chiave dell’umiliazione sessuale non è costringere qualcuno a fare qualcosa che non vuole, ma portarlo a fare cose che segretamente sogna di fare”. E Sophie sogna di essere costantemente dominata, umiliata, picchiata, strizzata, ammanettata, legata… A dire il vero, i suoi sogni sovente si avverano, grazie a impeccabili dominatori che sembrano venuti al mondo solo per farla felice. Il romanzo-diario, tra orgasmi, cene e pezzi da scrivere, vola via come una piuma destinata alla tortura del solletico, in balia del vento, lasciandovi in ricordo niente “Wow!” e molte lacrime. E arrivati alla parola fine non potrete non riflettere sul fatto che la protagonista fa la giornalista: un lavoro dove la sottomissione, si sa, è asso-lu-ta-men-te vietata.
© GIUSEPPE DI PIAZZA / RCS 2012